1. Ti ringrazio per aver esserti volontariamente sottoposta alle mie torture! Inizio subito chiedendoti di parlarci un po’ di te: da quanto tempo
calchi questa terra, cosa studi o fai di lavoro e quando hai incominciato a scrivere?
R:Ciao e grazie a te per la disponibilità, mi chiamo Emanuele Rizzardi è ho ventun anni (fatti da poco fra l’altro) passati in un paesino semi sperduto vicino a Milano, ho fatto il liceo e ora studio lingue all’università Cattolica di Milano anche se non disdegno qualche lavoretto occasionale. Per la scrittura, non è facile rispondere a questa domanda. Diciamo che la mia “vena creativa” se così si può chiamare è stata sopita per parecchio ma ho sempre desiderato scrivere qualcosa, fin da piccolo. L’inizio ufficioso (cioè quando ho scritto la mia prima opera che superasse le 2 pagine) è stato l’estate del 2008, se contiamo, invece, il progetto a cui sto attualmente lavorando senza dubbio l’estate del 2010.
2. Specifichiamo meglio ai lettori: cosa hai scritto finora, i generi e i titoli, e cosa ti ha spinto a cimentarti in questa particolare attività letteraria, in particolar modo per quanto riguarda le tipologie peculiari a cui ti sei dedicato? Hai in mente di dedicarti ad un altro genere con i tuoi prossimi lavori? O rimarrai fedele a un tuo progetto o modo di scrivere?
R:I principali lavoro a cui mi sono dedicato, attualmente, sono tre. Due sono dei romanzi di fantascienza di tipo distopico – post apocalittico a cui non ho mai dato dei titoli. Verso l’estate del 2010 sono passato al romanzo storico con “Iberia” che è quello che vorrei pubblicare. Il cambio di genere è stato abbastanza improvviso devo dire; mi sono improvvisamente reso conto che la mia conoscenza della storia (leggo libri di storia fin da bambino, in particolare del periodo romano-bizantino) poteva servire a questo scopo e ho tentato un esperimento che ora è di 180 pagine word, decisamente qualcosa di concreto. Il futuro è un punto interrogativo, ora sto molto pensando a questo lavoro ma ad occhio e croce vorrei rimanere in questo campo dove ho la ” sicurezza” delle mie conoscenze. Se poi andrà bene potrò rispolverare i vecchi lavori e lustrarli a nuovo. Il modo di scrivere….questa à una bella domanda. Non è facile per una persona cambiare il proprio stile anche se sono stato più volte etichettato come “eccessivamente descrittivo” e se questa cosa dovesse diventare un serio ostacolo non c’è dubbio che mi sforzerò di cambiare. Sicuramente sono stato influenzato dal fatto che prima leggessi molta più fantascienza (Dickins, Asimov ecc.) e che mi sentissi ancora immaturo per un lavoro di tipo storico. è stato quasi per gioco che ci ho provato ma alla fine si è rivelato un buon azzardo.
3. Hai finora ricevuto, per questi lavori, qualche premio o riconoscimento? Oppure hai partecipato a qualche competizione? In quali occasioni? Raccontaci di queste esperienze: è stato facile per te partecipare e vincere? Lo sarebbe altrettanto per un ipotetico autore emergente? Quanto è stata serrata, a questo proposito, la competizione e come ti sei sentito una volta terminato il concorso: realizzato, determinato, deluso, demotivato? Se no, hai in mente di parteciparvi o ritieni di star lavorando/aver lavorato in attesa di qualche riconoscimento ufficiale che ti piacerebbe ricevere?
R: No, fino ad ora non ho ottenuto nessun riconoscimento. Ho contattato alcune case editrici e spero in una risposta. Il guaio è che (togliendo il fattaccio dell’editoria a pagamento) per gli esordienti non è facile, molti ti guardano come una nullità e cercano in te un curriculum prima che una buona opera. Comunque rimango fiducioso che le cose andranno bene.
4. Prima si parlava di studio e di lavoro: ritieni che questo si sposi adeguatamente con le tue aspirazioni scrittorie? Come concili i due ambiti e cosa consiglieresti a quegli esordienti che si stanno addentrando nel mondo del lavoro, qualunque esso scelgano?
R:Temo di no! Certo lo studio delle lingue mi da degli spunti interessanti in caso di interazioni fra personaggi di diverse culture ma credo che ci si limiti a questo. Inoltre la scuola e il lavoro rubano parecchio tempo alla scrittura e purtroppo pochi di noi possono permettersi di dedicarsi a tempo pieno ai propri progetti. Se poi ci mettiamo che sto di media fuori casa 10 ore al giorno e che ho bisogno di assoluta tranquillità per scrivere il tutto diventa assai complicato e ci si riduce al sabato e alla domenica (e nemmeno a tutte quante!) Cosa direi agli esordienti? Non mi sento nemmeno io un esordiente e tempo che ogni consiglio potrebbe essere un po’ vuoto, sicuramente impegnarsi al massimo e non cedere quando le cose vanno male (perché andranno male in buona parte dei casi).
5. Relativamente al tuo ambito di preferenza: prosa o poesia, ritieni di poterti o volerti cimentare nell’altro campo di scrittura? Pensi possa essere facile o difficile per te e per quale motivo? Quali sono, se ci sono, le dritte che, a questo proposito, potresti dare ai neofiti che, per la prima volta, si stanno facendo attrarre dalle voluttà dell’ispirazione?
R: Poesie io? No no, assolutamente. Credo di essere proprio negato per quel genere di cosa oltre che non ne sento nemmeno un interesse particolare. Preferisco leggere poesie al massimo.
Per i neofiti come me consiglio di non montarsi la testa pensando di aver fatto il lavoro del secolo ma nemmeno di accettare la prima proposta che gli viene fatta, bisogna riflettere bene su tutto. Ricordarsi sempre che la scrittura è un piacere e non un modo per fare soldi (a meno che non si abbia qualche spintarella, diciamocelo) e se si vuole proprio ma proprio pubblicare al limite c’è l’autoproduzione che è facilissima da fare con un po’ di soldi oppure ancora c’è internet. Prima la passione, poi il resto.
6. Hai parlato di Internet, dunque questo significa che hai presente il mondo delle pubblicazioni “by web”. Senza fare nomi, magari, quali tipi di siti hai frequentato e quali consiglieresti?
R: Dire che le conosco è forse esagerato ma comunque ho una vaga idea di come funzionino i vari print on demand, pubblicazione online o semplice pubblicazione su blog e forum. L’idea di pubblicare sul web non è malvagia visto che puoi fare praticamente qualsiasi cosa ma, a parer mio, ha due grossi difetti: anzitutto non si ha la soddisfazione (per me importantissima) di vedere il libro in formato cartaceo, con la sua bella copertina, li in una qualunque libreria. Secondo, chi acquista via web è una fetta infinitamente piccola rispetto alla già ridotta fascia dei lettori italiani. Io stesso non ho mai acquistato via web e non credo che lo farò, è molto più comodo e pratico andare in una libreria e magari ti viene a costare pure di meno. Il vantaggio certo sta, come ho già accennato, che si è liberi dai pesanti vincoli imposti dall’editoria cartacea: tra quelli che ti chiedono denaro, quelli che ti ignorano, quelli che vogliono che compri metà delle stampe ecc. non si va mai per il sottile. Cito l’esempio di un editore con cui ho parlato che sostanzialmente mi ha detto << Il tuo è un gran bel lavoro ma io ho bisogno di guadagnare; non mi interessa la documentazione o la veridicità storica basta che scrivi quattro baggianate per attirare il lettore medio >>.
7. Hai detto di aver scritto una parte che mi pare consistente del tuo romanzo storico, Iberia. Ci daresti qualche dettaglio più succulento? Parlandone potresti perfino attirare qualche futuro lettore.
R: Posso dire di averlo ultimato, revisione inclusa anche se non si controlla mai abbastanza uno scritto. Per le informazioni posto qui una breve sinossi che ho anche inviato ad alcune case editrici.
La storia è quella di Alexios Palaiologos, ambasciatore romano presso l’Ancona pontificia, esiliato per pene d’amore dalla sua città natale, Costantinopoli. Nel 1453 i turchi assediano la capitale del decadente e morente impero romano; in questo frangente Alexios riesce a trovare la forza di tornare per riscattare il proprio onore e quello della sua gente. Una volta giunto in città si metterà al servizio dell’ultimo imperatore, Kostantinos XI Palaiologos e del piccolo gruppo di difensori. Tuttavia, la permanenza a casa sarà di breve durata poiché il suo destino lo spingerà ad oriente nella terra che i romani chiamano “Iberia” e gli occidentali “Georgia”. Qui dovrà fare i conti con un passato che non gli darà tregua e con una guerra civile che dilania il Paese da più di mezzo secolo. Troverà il suo posto fra intrighi di palazzo, giochi politici, assedi, stregonerie e colpi di mano. Vivrà un’esperienza straordinaria in una terra unica, sconosciuta, selvaggia governata da un popolo di guerrieri senza paura che non esiterà a tentare il tutto per tutto, nonostante l’inferiorità nel numero e nell’equipaggiamento quando i turchi, mossi da sete di conquista, marceranno verso il Caucaso per estendere il loro dominio. “Iberia” è uno sguardo ad un mondo passato e poco conosciuto, un mondo che non è statico ma anzi deve continuamente cercare di sopravvivere allo scontro fra il passato ed il presente. Le cariche della cavalleria si contrappongono alle bocche di fuoco di archibugi e cannoni, i vecchi valori feudali sono sostituiti dai nuovi Stati nazionali, vecchie potenze tentano di resistere a quelle nuove per non sparire dalla storia. Personaggi di fantasia si mescolano a quelli realmente esistiti, creando un forte intreccio sia sul piano della storia che su quello psicologico e personale di ogni singolo soggetto. Maometto II è l’iracondo e temuto sultano ottomano, Kostantinos il fiero e disperato imperatore dei romani, Bagrat l’avventato e temerario pretendente al trono di Georgia, Giorgi il re usurpatore timoroso di perdere ciò che ha faticosamente ottenuto.